Erstellt am 26. Januar 2026 von Pietro Mazzucchelli

Jugendvesper: „Den Moment ergreifen“

Die erste Jugendvesper des neuen Jahres fand wieder großen Anklang: Etwa 80 Jugendliche und junge Erwachsene kamen ins Priesterseminar, dazu einige Kapläne. An diesem Abend stand das Evangelium vom wunderbaren Fischfang (Lk 5,1-11) im Zentrum von Workshops und Liturgie. Pietro Mazzucchelli hat vor der Eucharistischen Anbetung einen Impuls gehalten, den wir wieder in zwei Sprachen präsentieren, zuerst deutsch, dann italienisch:

„Meister, wir haben die ganze Nacht gearbeitet und nichts gefangen.“ – „Abbiamo lavorato tutta la notte”

Die Geschichte der Berufung Simons Petrus beginnt nicht mit einem tollen Start. Das sollte uns aber nicht überraschen. Berufung heißt nicht, dass alles nach unseren Plänen gelingt.

Zuerst verbindet man mit dem Wort Berufung das Antworten auf jemanden, der uns ruft. Ja klar, der Rufende ist Gott und jeder von uns ist der Adressierte dieses Rufs. In erster Linie sieht es so aus,      dass wir durch diese Antwort etwas für Gott leisten müssen, damit wir der Berufung würdig werden.

Schauen wir aber noch einmal Petrus an. Er wird an einem der tiefsten Punkte seiner Fischerkarriere gerufen! Wie heftig musste er von diesem Versagen betroffen sein. Er war schon ein erfahrener Fischer und hat trotzdem die ganze Nacht nichts gefangen. Wo ist dann denn die Leistung? Ich sehe bei ihm einen tiefen Frust, aus dem Simon Petrus allein nicht herauskommen kann.

Auch wir müssen ehrlich sein: Was können wir eigentlich für Gott tun? Wir preisen ihm ständig in unseren Gottesdiensten als den Allmächtigen, den Schöpfer des Himmels und der Erde. Kann man überhaupt von Leistung vor Gott reden?

Berufung beginnt und verwirklicht sich, zuerst nicht durch Frage „was kann ich für Gott tun?“, sondern wir sind vielmehr durch die Initiative Gottes berufen. Gott wendet sich an uns, und fragt uns zärtlich: „Mein Kind, mein geliebtes Kind, was kann ich für dich tun? Was brauchst du von mir? Ich möchte dich unterstützen.“

Genau das passierte am Ufer des Sees Gennesaret zwischen Petrus und Jesus: Jesus wusste, was sich im Herzen von Petrus regte, und er war bereit, ihn von seiner Enttäuschung zu befreien. Und jetzt beginnt das schönste: Jesus hat auf die Not von Petrus beantwortet, aber auf eine Art und Weise, die sich Petrus gar nicht vorstellen konnte.

Jesus lässt die Fische nicht wie durch Magie aus dem Meer ans Ufer springen, sondern fordert Petrus auf, sich zum Fang bereit zu machen. Was für einen Unsinn, am Sonnenlicht fischen zu gehen – das wusste wohl der erfahrene Fischer. Aber auf das Wort Jesu hin und und mit Jesus, der mit ihm auf dem Boot war, hat Petrus gewagt, hinaus auf den See zu fahren und noch einmal seine Netzte auszuwerfen.

In der originellen Textfassung auf Griechisch steht: „eis too batos“ (in die Tiefe hinausfahren).

Jesus gibt uns kein Bonbon, das würde uns komplett entwerten; er will uns als Freunde behandeln, nicht als dumme Knechte. Er will uns vielmehr unseren eigenen Wert zeigen, indem er mit uns in die Tiefe unseres Herzens, unserer Wunden, unserer Nöte, und sogar unserer Sünden geht.

Wer möchte nicht mit einem solchem Lebensgefährten sich auf den Weg machen? Petrus hatte an einem erfolgreichen Fischfang gezweifelt, aber nicht an Jesus – er hat an ihn geglaubt.

Der Glaube ist der Schlüssel, der die Tore der Berufung öffnet; das Tor, durch das Gott uns erreichen kann. Das ist das einzige, was wir machen sollten: Glauben haben. Und falls wir vergessen, wie weit Gott für uns gehen kann und was er für uns machen kann, dann reicht es, dass wir den Blick heben und auf das Kreuz schauen. Er hat sich für uns hingegeben bis zum Tod, aber nicht damit wir uns erpresst fühlen, sondern weil wir Glauben haben.

„Das kann ich für dich tun, mein Sohn, wenn du willst“: Aber der Glaube von Petrus braucht noch viel Verstärkung, denn als er realisiert, dass er hundertfach mehr bekommen hat, als er braucht, empört er sich über sich selbst. „Das ist zu viel!“ Er fühlt sich unwürdig. Jesus sieht, dass genau einer wie Simon zum Apostel Petrus werden kann: Weil er Vertrauen hatte und gleichzeitig ganz bewusst seine Grenzen sieht; die Grenzen, die jeder Mensch hat.

Gott möchte mit Menschen zu tun zu haben, nicht mit Helden oder Maschinen. „Fürchte dich nicht! Von jetzt an wirst du Menschen fangen.“ Petrus bleibt weiter Fischer, er ist immer noch der Simon aus Kafarnaum, aber wie er sich nie vorstellen konnte. Gott ruft uns dort, wo wir gerade sind, so wie wir sind, und berücksichtigt ganz genau – wie ein Vater – die Stärken, die Schwächen und die Vorlieben jedes Einzelnen.

Berufung geschieht in unseren menschlichen und irdischen Umständen, damit wir umso weiter mit Gott hinausgehen können. Es reicht, dass wir in der Stille unseres Herzens seine Frage an uns anklingen lassen: „Mein geliebtes Kind, was kann ich für dich tun?“

 

italienisch:

«Maestro, Maestro, abbiamo lavorato tutta la notte e non abbiamo preso nulla.» La storia della chiamata di Simone Pietro non inizia con un grande inizio. Ma questo non dovrebbe sorprenderci. La chiamata non significa che tutto vada secondo i nostri piani.

All’inizio, associamo la parola chiamata al rispondere a qualcuno che ci chiama. Certo, colui che chiama è Dio, e ciascuno di noi è il destinatario di questa chiamata. A prima vista, sembra che attraverso questa risposta dobbiamo fare qualcosa per Dio per essere degni della chiamata.

Ma guardiamo di nuovo a Pietro. Viene chiamato in uno dei momenti più bassi della sua carriera di pescatore. Quanto deve essere stato profondamente colpito da questo fallimento! Era già un pescatore esperto e, comunque, non aveva preso nulla per tutta la notte. Dov’è allora la performance? Vedo qui una profonda frustrazione, dalla quale Simone Pietro non può uscire da solo.

Dobbiamo anche essere onesti: cosa possiamo fare realmente per Dio? Lo invochiamo continuamente nelle nostre celebrazioni come l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. Si può davvero parlare di performance davanti a Dio? La vocazione non inizia né si realizza anzitutto con la domanda: «Che cosa posso fare per Dio?», ma piuttosto siamo chiamati dall’iniziativa di Dio stesso.
Dio si rivolge a noi e ci chiede con tenerezza: «Figlio mio, figlio mio amato, che cosa posso fare per te? Di che cosa hai bisogno da me? Voglio sostenerti.» È esattamente ciò che accadde sulla riva del lago di Gennesaret tra Pietro e Gesù. Gesù sapeva bene ciò che si muoveva nel cuore di Pietro ed era pronto a liberarlo dalla sua delusione.

E ora comincia la parte più bella. Gesù risponde al bisogno di Pietro, ma in un modo che Pietro non avrebbe mai potuto immaginare. Gesù non fa saltare i pesci dal mare alla riva come per magia,
ma invita Pietro a prepararsi per la pesca. Che assurdità andare a pescare in pieno giorno! Questo lo sapeva bene il pescatore esperto.

Ma sulla parola di Gesù, e con Gesù che era con lui sulla barca, Pietro ebbe il coraggio di prendere il largo sul lago e di gettare di nuovo le reti. Nel testo originale greco si legge: «eis to báthos»
(prendere il largo, andare in profondità).

Gesù non ci dà un «contentino»: questo ci svaluterebbe completamente; non siamo un peso da assistere per Dio. Egli vuole piuttosto mostrarci il nostro vero valore, andando con noi nelle profondità del nostro cuore, delle nostre ferite, delle nostre fatiche e persino dei nostri peccati. Chi non vorrebbe mettersi in cammino con un compagno di vita così?

Pietro dubitava di una pesca abbondante, ma non dubitava affatto di Gesù: in Lui aveva fede. La fede è la chiave che apre le porte della vocazione, la porta attraverso la quale Dio può raggiungerci.
È l’unica cosa che dovremmo fare: avere fede. E se dimentichiamo fin dove Dio può arrivare per noi e che cosa può fare per noi, basta allora alzare lo sguardo e fissarlo sulla croce. Egli si è donato per noi fino alla morte, non perché ci sentiamo ricattati, ma perché abbiamo fede: questo posso fare per te, figlio mio, se tu lo vuoi.

Ma la fede di Pietro ha ancora bisogno di molta crescita. Quando si rende conto di aver ricevuto cento volte più di ciò di cui aveva bisogno, si ribella contro se stesso: è troppo, si sente indegno. E Gesù vede che proprio uno come Simone può diventare l’apostolo Pietro, perché ha avuto fiducia e, allo stesso tempo, riconosce in modo molto consapevole i propri limiti, i limiti che ogni essere umano possiede.

E Dio desidera avere a che fare con uomini e donne veri, non con eroi né con macchine. «Non temere! D’ora in poi sarai pescatore di uomini.» Pietro rimane comunque pescatore, ma in un modo che non avrebbe mai potuto immaginare. Dio ci chiama proprio là dove ci troviamo, così come siamo, e tiene conto con grande attenzione – come un padre – dei punti di forza, delle debolezze e delle inclinazioni di ciascuno.

La vocazione nasce nelle nostre condizioni umane e terrene, perché possiamo prendere il largo molto più lontano con Dio. È sufficiente che, nel silenzio del nostro cuore, lasciamo risuonare la sua domanda rivolta a noi: «Figlio mio amato, che cosa posso fare per te?»